Memorie di Animage: Il Contrattacco di Char (parte prima)

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Yuichiro Oguro è stato redattore di Animage negli anni ’80 e ha deciso di rendere pubblici diversi suoi pensieri e considerazioni su come si è mosso il mondo dell’animazione giapponese fra gli anni ’70 e ’80, dedicando il suo tempo a scrivere più di 400 articoli sull’argomento, analizzando diverse serie e film.

Un discorso fra amici, prologo.

Per me Kidou Senshi Gundam è un’opera speciale. Credo sia un capolavoro, che rappresenta il punto massimo della carriera di regista di Tomino Yoshiyuki e che si è guadagnato l’attenzione della società. Ora scrivo in relazione alla pellicola in oggetto.

In seguito ho imparato anche io ad amarlo e a parlare della sua magnificenza, ma prima della sua proiezione non mi aspettavo nulla di buono. Non andai nemmeno a vederlo al cinema. Il film fu proiettato il 12 marzo 1988. Era il primo film a non essere un montaggio di una qualche serie di Gundam. Il suo contenuto era quello di essere il seguito della prima serie e di Z Gundam, descrivendo l’ultima battaglia fra Amuro e Char. Veniva proiettato in accoppiata con “Kidou Senshi SD Gundam”.

A quei tempi le aspettative dell’industria dell’animazione verso un titolo di Gundam e verso un’opera di Tomino erano incredibilmente basse. Ovviamente i fan di Gundam esistevano, ma rispetto ai primi tempi l’impressione è che si fossero disaffezionati. L’atmosfera che girava era del tipo “Ancora Gundam?”. Quando fu il turno dell’opera successiva di Tomino, “Gundam F91”, la serie parodistica “SD Gundam” era di certo più popolare rispetto alle atmosfere serie del Gundam originale. Questa era la situazione.

Prima della proiezione ricevetti dei biglietti da una persona dell’ambiente. Me li regalò per andarci coi miei amici. Mi pare che fossero venti. Non so come fece a procurarseli. Comunque avevo questi biglietti che non desideravo. In passato mi era capitato di comprare dei biglietti in prevendita. Però anche se li avevo ricevuti in omaggio, al cinema non ci andai. Non ci andai perché avevo impegni di lavoro, ma anche perché l’idea non mi entusiasmava. Distribuii tutti i biglietti a dei miei amici.

Il motivo per cui non riuscii ad esaltarmi all’idea del lancio de “Il contrattacco di Char” è perché c’era stato Z Gundam. Quando venne annunciato “Il contrattacco di Char” ripensai al finale inconcludente di Z Gundam. Quindi all’epoca non fui io a occuparmi dell’articolo dedicato al film su Animage. Lo lessi come un normale lettore. A vedere le illustrazioni pubblicate non si poteva fare altro che pensare a un’estensione di Z Gundam, e così il mio entusiasmo scemò. Non credevo che potesse nascere qualcosa di nuovo dall’universo di Gundam. Odiai anche il fatto che la pubblicità pompasse il film come lo scontro finale fra Amuro e Char. Pensai che fosse una cosa subdola, perché non c’era già più nulla da dire su quell’argomento. Pensai che anche se si parlava di scontro finale, poi si sarebbe concluso tutto con un epilogo vago lasciando spazio a possibili seguiti.

Poi c’erano un sacco di altre cose che non mi soddisfacevano. Appena prima della proiezione Animage pubblicò un articolo di presentazione. Il suo titolo era “L’inconsistenza dei tempi e Il contrattacco di Char”. Sia il titolo che i contenuti dell’intervista erano incredibili. L’intervista cominciò subito chiedendo cosa se ne pensava del ritiro di Kouichi Hamada, il presidente del comitato del bilancio della camera bassa. L’intervista fu molto lunga, ma non toccava minimamente l’argomento de Il contrattacco di Char. Come redattore della rivista non è che non capissi quale fosse l’obiettivo di tutto ciò, però l’impressione generale che ne ricevetti è che Animage non aveva interesse verso quel film e la cosa fu triste.

Vidi per la prima volta “Il contrattacco di Char” a fine 1988. Dovevo per forza vederlo per scrivere un certo articolo, per cui mi procurai una videocassetta. La mia prima impressione è che si trattava di un film totalmente diverso da quello che mi aspettavo. Mi conquistò fin dal principio e lo guardai con concentrazione fino alla fine. Mi colpì moltissimo. Pensai che quell’opera avesse qualcosa, ma non riuscivo a focalizzare su cosa fosse quel qualcosa.

Non capii bene cosa mi affascinasse di questa pellicola. Le informazioni che forniva erano troppe e ci misi tutto me stesso per coglierle. Inoltre la sua peculiarità era la descrizione dei personaggi e i drammi che li coinvolgevano. Non riuscii a bloccare il fascino che aveva su di me. Amuro Ray nella serie tv aveva 15 anni, mentre nel film 29. Char che invece ne aveva venti ora era 34enne. Il tocco di realtà è che quei due, newtype ed eroi, emanavano un senso di depressione una volta diventati adulti. Non ne ero contento. Perché loro due non erano diventati dei magnifici adulti. Il senso di quella scelta noi spettatori lo capimmo solo in seguito.

Capire che tipo di opera fosse Il contrattacco di Char fu per me l’occasione di mettere ordine dentro me stesso, attraverso le parole di Hideaki Anno.

Un discorso fra amici, intermezzo.

Secondo me in questo ambiente di lavoro, ci sono tre personaggi di cui penso “come animefan per me sono imprescindibili”. Junichi Sato, Toshiyuki Inoue e Hideaki Anno. Sato ha catturato la vera essenza degli anime, mentre Inoue è un maniaco dell’animazione di livello superiore. Anno è intenso sotto ogni aspetto. Non è nè uno scherzo nè un’esagerazione, ma sono davvero tre persone da prendere a modello. Per quante volte abbia parlato con Anno de Il contrattacco di Char, ne rimango sempre impressionato.

La prima volta è stato per raccogliere informazione per l’articolo che avrei pubblicato su Animage di aprile 1990. Era un numero dedicato al lancio in tv di “Fushigi no umi no Nadia”, con 5 pagine per una lunga intervista. Verso la fine mi disse “Nelle sue opere esce direttamente il suo punto di vista sulle cose. Tutto il lavoro incredibile che Tomino ha fatto per realizzarle. Si rimane sorpresi a notare a quante cose abbia pensato. È incredibile come si sia dedicato allo studio degli esseri umani attraverso un anime”. E ancora “Attraverso le sue opere si mostra nudo agli spettatori. È incredibile che si spogli fino a quel punto”. Poi, ebbi altre occasioni di parlare con Anno in relazione al modo con cui dirige un’opera, se bisognava togliersi le mutande o meno, ma l’inizio di tutto fu quell’incontro. Nell’articolo non nominai mai Il contrattacco di Char, perché doveva essere un’introduzione alla sua nuova opera.

A rileggere il suo discorso, capii che si trattava del nucleo delle sue opere. Diventò sicuramente l’occasione per mettere in ordine le mie idee su Il contrattacco di Char. In sostanza da quel momento iniziai a pensare ai gusti personali di Tomino, ai suoi valori e alla relazione di tutto ciò con le sue opere. Però fu solo molto più tardi che riuscii a mettere tutto in ordine. A quei tempi non c’era nessuno intorno a me a cui piacesse Il contrattacco di Char, né nessuno che volesse parlare delle opere di Tomino. Per cui quando Anno parlò in modo entusiasta del regista Tomino, suonò come originale. Sono felice che esista una persona come lui.

Nel numero di settembre dello stesso anno, durante la lavorazione della nuova opera “Gundam F91” feci una lunga intervista a Tomino. Dopo l’intervista lasciai una pagina ad Anno, in modo che parlasse delle opere di Tomino. Anche di quell’articolo ero responsabile io. Dato che nel pezzo di aprile trovai che le parole di Anno avessero un significato profondo, pensai di fare in questo modo per permettergli di proseguire. A rileggere quell’articolo capisco come sia cresciuto il mio rispetto verso Tomino.

Per un certo periodo ho continuato a riguardarmi Il contrattacco di Char. In quel settembre ne ero già conquistato. Me ne innamorai a forza di guardarlo. Più lo guardavo più scoprivo cose. “Questo personaggio anche se dice così, in realtà pensa quest’altra cosa”, accorgendomi delle azioni di personaggi che alle visioni precedenti avevo sottovalutato. La mole di informazioni che forniva erano straordinarie, ma al contempo presentate in modo complicato. Mi sono divertito molto a comprenderle.

Il contrattacco di Char è un’opera immersa nel pessimismo. Inoltre i personaggi che vi compaiono sono descritti in modo estremamente vivido. La vividezza dei personaggi e il pessimismo diventano tutt’uno e descrivono quella cosa con molta forza persuasiva. Si tratta del fatto che gli uomini sono degli sciocchi. E che gettano questo mondo nella tristezza. Eppure tutta questa negatività, ti fa sentire bene. È lì che si percepisce il fascino del film.

Nel numero di aprile dell’anno successivo, l’articolo speciale di apertura fu dedicato a F91 in occasione della proiezione al cinema. Era organizzato in quattro parti. La prima era dedicata a presentare il film tramite delle immagini. Il secondo era “Il tominismo: apprezzare Gundam”. Un’intervista che indagava a fondo la personalità di Tomino come autore. Vi presento qui il cappello introduttivo.

Yoshiyuki Tomino è creatore della serie di Gundam e regista dell’attuale F91.
È il regista con più forza creativa ed espressiva nell’attuale mondo dell’animazione. Per gli animefan è una continua fonte di stimolo. Inoltre è creatore di personaggi vividi senza precedenti e ritrattista di storie di vita e di morte. Ci mostra il tema di come dovrebbero essere le persone, accompagnandolo con l’intrattenimento degli anime robotici. Infine si può dire che abbia avuto una certa influenza su molti altri registi che si possono certamente definire toministi.
Per farvi godere appieno F91 proveremo a riaffermare il tominismo attraverso diverse angolazioni. Innanzitutto inzieremo con un’intervista in cui ripercorreremo le opere passate del regista Tomino.

Un testo pieno di buona volontà! Per spiegare ai lettori quanto fossero fantastiche le opere di Tomino. Bruciavo di questo senso di dovere. È incredibile che abbia scritto perfino “con più forza creativa ed espressiva nell’attuale mondo dell’animazione“.

Un discorso fra amici, conclusione.

A mio parere l’articolo su Gundam F91 pubblicato sul numero di aprile 1991 di Animage era molto ben fatto. Volevo rivelare al mondo la magnificenza delle opere di Tomino e dentro di me raccolsi la sfida. Come detto precedentemente l’articolo era suddiviso in quattro parti.

La prima presentava F91 attraverso una raccolta di immagini.

Il secondo era un’intervista a Tomino intitolata “Il tominismo: apprezzare Gundam“. Qui si commentarono le scene più famose realizzate dal regista fino a quel momento. Sono orgolioso di avere potuto scegliere di quali immagini parlare.

La terza era “otto opinioni sul tominismo“. Gli otto erano: Mamoru Oshii, Yoshiki Tanaka, Sho Aikawa, Hiroyuki Hoshiyama, Yasuhiro Imagawa, Ryosuke Takahashi, Akinori Endo e Masami Yuki.

La quarta parte era “E poi il tominismo in F91“, dove venivamo mostrati degli estratti significativi dagli storyboard di Tomino e quindi li si commentava. In definitiva non era un articolo su F91 ma sul tominismo. Della parte 1 si occupò un altro articolista, ma le parti 2, 3 e 4 le organizzai io. Per la parte 3, raccolsi personalmente i pareri di 6 degli 8 intervistati.

Gli storyboard di F91 riguardavano il climax, quando il protagonista Seabook vedendo i raggi di luce uscire dal Rafflesia pilotato da Maschera di ferro bisbiglia “quello è un ammasso di coscienza umana di scarsa qualità?”. A proposito di questa battuta negli storyboard è scritto un commento che dice “la frase a destra è stata tagliata”. La battuta in sé è straordinaria, ma leggere negli storyboard una battuta che poi viene volutamente tagliata è piuttosto interessante (in più, per tutto lo storyboard ci sono annotazioni del genere per un sacco di passaggi). Lo so che si trattava di una battuta tagliata, ma nello storyboard pubblicato nella quarta parte era presente. Rispetto a Il contrattacco di Char, F91 è un’opera più trattenuta. Ma io lo accolsi come un film alla Il contrattacco di Char. Chi riesce a distinguerne le parti più nervose, riuscirà a seguire il filo delle opere di Tomino.

Il punto forte del reportage fu l’intervista a Tomino nella seconda parte. I temi affrontati furono “ritratti vividi dei personaggi”, “pessimismo”, “il pensiero dell’autore, il suo modo di intendere la vita e come questo si rifletta nelle sue opere”. E che cosa significava tutto ciò in un anime robotico pensato per intrattenere. Mi piacerebbe farvi leggere tutto l’articolo per intero, ma sarebbe troppo lungo. Quindi ne faccio un riassunto. A proposito di “ritratti vividi dei personaggi”, la ragione principale è che senza di quelli non si possono creare delle situazioni drammatiche, è il requisito minimo. Ma anche se sembra ovvio, non è quello l’unico motivo. In Gundam ci sono dei robot che lasciano una grossa impressione sugli spettatori. Bisogna quindi per forza una storia e dei personaggi che ne siano all’altezza.

La struttura di intrattenimento di Gundam è proprio basata sul far convivere due cose che fanno a pugni come i robot e i personaggi drammatici. Perché i personaggi non perdano nel confronto con i robot è necessario che siano vividi.
Per il “pessimismo”, probabilmente dipende dal fatto che una disposizione del genere si trova in ognuno di noi. Solo che si è sforzato di non mettercelo a tutti i costi. Per quanto riguarda Il contrattacco di Char di certo il pessimismo salta fuori in modo disturbante, ma è proprio quello l’aspetto del film. Dall’intervista ho capito bene che il piacere che provavo per le parti pessimistiche deriva dal fatto che io sono fatto in un certo modo. In più, noi negli ultimi venti anni non abbiamo forse perso l’occasione di toccare con mano la morte reale di un nostro parente? Non abbiamo forse perso il senso reale del dolore? Per quanto poco valga, se all’interno di una storia drammatica si può descrivere in modo concreto cosa significa la morte, allora deve essere fatto. Ma non si tratta di una cosa da fare per intrattenimento, ma solo perché va fatta.

Per “il pensiero dell’autore, il suo modo di intendere la vita e come questo si rifletta nelle sue opere”, per prima cosa ho chiesto se non trovava che nell’opera venisse fuori spesso il tema su come dovrebbero essere gli uomini. A mio avviso questo tema è rappresentato dal film stesso. Però se si eccede col pensiero dell’autore, non risulta un male per l’intrattenimento? Quando chiesi a Tomino se aveva pensato a tutti i minimi dettagli dell’opera, lui mi rispose che il pensiero del creatore si riflette nella sua opera ma che questa però non raccoglie la sua intera personalità. Per cui dice che cerca sempre coscientemente di mettere una certa distanza fra sé e le sue opere, ma che alla fine il suo essere trapela comunque. Però se un’opera non riflettesse il pensiero del suo autore, la gente non la guarderebbe. In sostanza, la gente vuole vedere quello che fanno gli altri.

L’anno scorso quando ha rivisto Il contrattacco di Char in tv, guardandolo ha pensato “ci sa proprio fare questo regista!”. Se non l’avesse realizzato in questo modo, nessuno lo avrebbe guardato. E’ arrivato a non inserire frasi buttate a caso o frasi di eccessiva spiegazione. Il risultato suppone che sia collegato a ciò che le sue opere esprimono.
Così mi ha detto. Fine del riassunto.


La frase “la gente vuole vedere quello che fanno gli altri” è diventata un po’ il soggetto dell’articolo, quasi una chiusura del discorso. Ultimamente nei varietà ha molto successo l’angolo dove si presenta la tavola imbandita di una famiglia comune. “Che cosa mangeranno i vicini?”. L’intrattenimento è soddisfare l’interesse di quel tipo di spettatori. E poi anche per quanto riguarda gli eventi drammatici, anche il mostrare “cosa fanno gli altri?” è intrattenimento. Si potrebbe dire che un blando interesse verso gli altri può portare all’intrattenimento. Ne Il contrattacco di Char può capitare che mentre si trovano in un posto affollato, Quess chieda a Char “colonnello, io sono una sostituta di Lalah?”. Non credo che sia facile da spiegare, ma per metterla semplice possiamo dire che Lalah era la ex di Char, mentre Quess la ragazzina che egli ha tra le mani al momento. In quella occasione l’atmosfera era talmente imbarazzata che mi sono messo a ridere. Dopo avere ripensato ai discorsi di Tomino, mi è venuta in mente quella scena con Quess. Eh già, si trattava del tipico intrattenimento alla Tomino e mi sono messo a ridere.

Per quanto riguarda gli anime robotici, è necessario che il dramma dei personaggi abbia un potere tale da rivaleggiare con l’esistenza dei robot. La struttura di intrattenimento di Gundam (o degli anime robotici di Tomino in generale) è costruita sulla competizione di questi due elementi. E per mostrare il dramma dei personaggi, servono personaggi vividi. Il pessimismo è un’inclinazione naturale di Tomino e la sua personalità si riflette nell’opera. Quanto della sua personalità vi compaia è collegato all’intrattenimento. Ho dato a questo articolo il titolo “Il tominismo: l’intrattenimento in Gundam” perché il fascino delle opere di Tomino, la caratteristica con cui nascono, è quella di riflettere la personalità dell’autore.

Non pensai mai che questa intervista potesse essere l’occasione per parlare di tutte le opere di Tomino, ma quello che raccolsi superò le mie aspettative. Ebbi un sacco di cose a cui pensare sul lavoro di Tomino come regista. Per quanto riguarda me stesso ero estremamente soddisfatto del materiale che raccolsi, però era un articolo scortese verso i lettori. Fra me e i lettori c’era di certo una grossa differenza di entusiasmo. Dato che fu un articolo che sentivo di dover fare non ho rimpianti, ma a vederlo obiettivamente mi sa che corsi troppo. Dopo che fu pubblicato, il redattore capo mi disse che era un articolo in cui Tomino non parlava con piacere. In effetti gli avevo chiesto solo quello che io volevo sapere e non c’era un bello scambio di battute. Per cui era piuttosto complicato da leggere.
Con quell’articolo speciale per il numero di aprile 1991, avevo intenzione di intraprendere uno scontro finale con Il contrattacco di Char che si trovava dentro di me. Tuttavia le mie attività verso questo film non erano ancora finite. A questo pezzo ho messo il titolo “conclusione”, ma il discorso è diventato più lungo di quello che mi aspettassi. Continuerò a parlarne ancora un po’.

Un discorso fra amici, capitolo finale

Dopo avere scritto quell’articolo per Animage continuavo a pensare a Il contrattacco di Char, parlandone anche con altri. Tanto che mi veniva spesso detto “cominci ancora con Il contrattacco di Char”? Il picco che raggiunsi nella mia serie di azioni verso questo film fu realizzare una dojinshi chiamata “Kidou senshi Gundam Il contrattacco di Char: un discorso fra amici”. Un volumetto che pubblicai alla fine del 1993 e che creai assieme a Hideaki Anno. Purtroppo non lo possiedo più. Mi ero tenuto da parte 2 o 3 copie, ma le prestai a degli amici che volevano leggerla e non mi sono mai state restituite. Sarebbe bello riaverle, ma non mi ricordo più a chi le avevo prestate. Non ci feci attenzione perché ero sicuro che me le avrebbero restituite e invece non è mai successo. Se qualcuno di quegli amici sta leggendo questo pezzo, li prego di restituirmi una copia!

Chi lo possiede potrà confermarlo, ma nel colophon i dati erano questi: editore e redattore capo Hideaki Anno, redattori Yuichiro Oguro e B Obawa. B Ogawa è il B-kun che fa parte dello staff di questo sito. Il contenuto si focalizzava su delle interviste. Vi avevano partecipato Sho Aikawa, Yoshito Asari, Kunihiko Ikuhara, Yutaka Izubuchi, Shinichiro Inoue, Kenji Uchida, Toshimichi Otsuki, Mamoru Oshii, Kiyoshi Kishigawa, Hiroyuki Kitazume, Tsukasa Kotobuki, Ayumi Konomichi, Yoshimatsu Something, Toshio Suzuki, Kenji Tsuruta, Osamu Nagashima, Yuji Hayami, Keiko Fukuyama, Yukihisa Fujita, Haruhiko Mikimoto, Muttri Moony, Hiroyuki Yamaga, Nobuteru Yuki e Masami Yuki. Radunai diverse persone che lavorarono su “Il contrattacco di Char” e altre dell’ambiente per discutere del film. Ovviamente, partecipò anche Tomino. In sostanza era una versione potenziata dell’articolo “otto opinioni sul tominismo” che avevo realizzato per Animage.
Anno e B-kun andarono insieme a raccogliere interviste. In quel momento Anno aveva già lavorato a “Top wo nerae” e “Fushigi no umi no Nadia”. Sono andato con lui perfino in Kadokawa Shoten a sentire Shinichiro Inoue. A ripensarci adesso è stata proprio una bella esperienza. Quel volume era pieno di cose impressionanti. Raccogliere opinioni anche da Oshii e Yamaga fu incredibile. Inoltre non mi dimenticherò mai per tutta la vita le cose che mi disse Tomino. Noi avevamo un atteggiamento da fan e Tomino parlò in modo piacevole delle sue opere. Fu un racconto davvero vivido.

Mi ricordo che per lavorare all’impaginazione ci fermammo a dormire alla Gainax, ma non come si finì a fare tutto questo per creare “Il contrattacco di Char: un discorso fra amici”. L’anno in cui lo realizzai era il 1993, lo stesso in cui debuttava “V Gundam”. Le connotazioni di V Gundam erano diverse da quelle de Il contrattacco di Char, ma era una serie in cui si sentiva bene l’eccentricità di Tomino. Più la serie proseguiva più i contenuti si facevano estremi. L’abbiamo vista con molto piacere, ma le riviste di anime non si accorsero né dell’eccentricità né della crudezza. In quel momento io non lavoravo per Animage, ma per Newtype… ma nonostante questo non ebbi occasione di parlarne direttamente. Dato che le riviste di animazione non lo facevano, allora decidemmo di essere noi a mostrare il rispetto verso Tomino. Dev’essere questo il motivo per cui facemmo la dojinshi.

Durante la trasmissione di V Gundam sia l’industria dell’animazione che gli anime fan si dimostrarono freddi. Ma non solo nei confronti di Tomino. Forse era un’epoca dove il mondo dell’animazione non reputava importanti gli autori. Era un periodo in cui io parlavo appassionatamente di V Gundam e de Il contrattacco di Char e venivo trattato come un “tipo strano”. Perché Tomino venisse rivalutato dall’industria e dai fan ci volle ancora qualche anno. Mi sentivo irritato e mi chiedevo perché la gente non capisse il fascino che avevano opere come V Gundam e Il contrattacco di Char.

Inoltre, il 1993 era l’anno in cui fu trasmesso “Sailormoon R”. Un sacco di animefan erano infervorati per Sailormoon. Anche a me piaceva molto e la seguivo con molto divertimento però mi chiedevo anche se fosse giusto così. Era giusto divertirsi in modo così semplice e aperto? Nonostante questo dilemma (a dire il vero non è che ci divertissimo senza pensare a niente seguendo Sailormoon, ma questo è un altro discorso) volevamo scoprire cosa fosse importante per noi, continuando a indagare su Il contrattacco di Char.

Mi sono divertito molto a sentire commenti da un sacco di persone diverse su questo film e su Tomino. Era anche interessante sentire cose tipo “quella battuta non è una metafora per dire quest’altro?”.

Mentre redigevo il volumetto, la mia comprensione per l’opera aumentava sempre di più. Ma il punto non era se le parti drammatiche fossero belle o se i personaggi fossero vividi, ma che era bello che nel film emergesse direttamente l’immagine di Tomino. Era un film per apprezzare lo stato d’animo di Tomino impresso nell’opera stessa. In questo caso lo stato d’animo indicava la visione dei valori e della vita dell’autore. Finalmente capii come arrivare a comprenderne il senso. Ma la mia comprensione non era profonda… ero solo diventato un fan accanito. A quei tempi mi divertivo a guardare Sailormoon, ma allo stesso tempo ero ubriaco de Il contrattacco di Char.

Yuichiro Oguro

Traduzione a cura di Cristian Giorgi (Garion-Oh)

Fonte: WEB Animestyle.

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