Memorie di Animage: Il Principe del Sole era un “anime”

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Articolo di Oguro Yuichiro (30-03-2011)

Yuichiro Oguro

Yuichiro Oguro è stato redattore di Animage negli anni ’80 e ha deciso di rendere pubblici diversi suoi pensieri e considerazioni su come si è mosso il mondo dell’animazione giapponese fra gli anni ’70 e ’80, dedicando il suo tempo a scrivere più di 400 articoli sull’argomento, analizzando diverse serie e film.

“Analizzando” è però una parola grossa. Non si tratta di recensioni, ma di considerazioni miste ai suoi ricordi dell’epoca. Siccome mi sono parse interessanti perché raccontavano il fenomeno dal “di dentro”, ho pensato di condividere quello che avevo letto.

La grande Avventura di Hols – Il Principe del Sole era un “anime”

Finora ho scritto di numerosi “terebi manga” e ““anime”, volendone fare delle recensioni. Alla fine degli anni ’70 cominciò l’anime boom. Prima di ciò i cartoni animati venivano chiamati “terebi manga”, o “manga eiga”, ed erano pensati appositamente per i bambini. Con l’occorrere dell’anime boom si riconobbe anche l’occasione di intrattenere i giovani ragazzi, e quindi vennero chiamati “anime”.

Si tratta di un discorso di quell’epoca, del discorso di una generazione, e probabilmente è un mio discorso estremamente personale, ma nel periodo iniziale dell’anime boom e fino alla sua metà io facevo distinzione fra “terebi manga” e “manga eiga”, oppure “anime. Le opere che puzzavano di vecchio e si rivolgevano ai bambini erano “terebi manga” e “manga eiga”; le opere moderne, create per noi, le chiamavamo “anime”. Le opere del passato erano opere per bambini, però se ci trovavamo un punto che ci interessava le accettavamo dicendo: “Questo è un anime!”.

Per esempio, la trama di Choudenji Machine Voltes V era da terebi manga, ma la storia della bellezza e della tragedia del principe Hainel era indirizzata agli adolescenti. E ponendo l’attenzione su quel punto, si trattava di un anime. Ricordo che con gli amici discutevamo di “Questo è un anime”, “Quello è un anime”. A pensarci adesso, ho come l’impressione che cercassimo l’elemento anime nelle varie opere. Naturalmente la coscienza di stare facendo una simile strana divisione all’interno del boom e soprattutto nel suo periodo iniziale ci portò in breve tempo a definire come “terebi manga” i prodotti stantii indirizzati ai bambini, mentre il resto venne definito “anime”. Quello che voglio dire è che per un breve periodo “essere un anime” aveva un certo significato. Anche se per poco, quel periodo ci fu anche per me.

L’introduzione mi è venuta parecchio lunga, ma a quei tempi avvenne il mio incontro con La grande avventura di Hols, il Principe del Sole. E poi in conclusione mi sentii di dire: “Questo è un anime!” anche per lui. Confrontandolo da tutte le parti con i lungometraggi della Toei, il me stesso dell’anime boom divenne familiare con quel gruppo di opere che pur se distanti ne mostravano un contenuto affine. Inoltre, fra quelli affini con cui avevo familiarizzato, questo film aveva molte parti che superavano tutti gli altri. Sapevo che c’erano molti anime fan anziani che supportavano La grande avventura di Hols, e io annuivo con la testa.

Se volessi parlare nello specifico, il contenuto di La grande avventura di Hols aveva un’estetica per adulti, era un film che richiedeva un’attenzione maggiore perfino rispetto a quelli per ragazzi più grandi. Ma l’argomento che ce lo faceva dire non era il comparto estetico da adulti, quanto la caratterizzazione drammatica dei personaggi. Inoltre, le loro espressioni avevano un tocco di realismo. C’erano momenti dinamici dappertutto. A dirla francamente, come cartone animato era proprio ganzo. E ti ripagava dandoti degli stimoli incredibili. La “motivazione” nell’intrattenimento giovanile divenne essenziale. Il palcoscenico di quest’opera dov’era collocato?

Era tutto molto vago, ma pensavamo fosse in Nord Europa. In un mondo del genere, il ragazzo Hols, alla ricerca di compagni, gioca un ruolo d’azione con l’uomo di pietra Mog e un Mammut di ghiaccio. Lo Spadone del Sole e il Bosco degli Smarrimenti erano dei temi profondi, e tutta l’opera era permeata da un profumo romantico. Anche il concetto di “romantico”, per gli anime fan nel momento del boom, era un punto importante. E poi, soprattutto, c’era la povera Hilda. Lei aveva due aspetti, anche il punto che fosse in conflitto era una cosa drammatica (inoltre a ben vedere, se si pensa a quando è stato realizzato il film, la descrizione della sua personalità è estremamente sviluppata) e anche la sua atmosfera dura aveva il suo fascino.

Se devo elaborare il mio proprio pensiero, più che i suoi due aspetti e il suo conflitto, il fatto che non si fosse ambientata alla vita nel villaggio, oppure che avesse avuto un’esistenza solitaria, mi hanno fatto provare dell’empatia verso di lei. E anche se il protagonista Hols era in cerca di compagni, gli abitanti del villaggio gli erano tutti estranei. Nella seconda metà del film c’è perfino uno sviluppo in cui lui viene scacciato dagli abitanti del villaggio. La congiuntura importante del film animato La grande avventura di Hols è che nel dare forma al suo tema d’altra parte ritraeva un ragazzo e una ragazza che non condividevano alcuna collaborazione. Questo è per me lo strike della pubertà. Anche io ero un ragazzo che provava insoddisfazione nei confronti della società e degli adulti.

Quando vidi questo film per la prima volta, lo valutai del tutto positivamente. Mi commosse e pensai: “Un degno capolavoro!”, ma rivedendolo più volte, mi saltò fuori una piccolo turbamento. Questo argomento lo toccherò però la prossima volta.

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Traduzione a cura di Cristian Giorgi (Garion-Oh)

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