Breve Introduzione alla Storia del Diritto Giapponese: La Codificazione del Periodo Meiji

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Premesse storico-politiche del periodo Meiji (23/10/1868 – 30/07/1912)

Come accennato nel precedente articolo, il moderno sistema del diritto giapponese venne a formarsi durante l’era Meiji in un complessivo processo di modernizzazione e occidentalizzazione dell’arcipelago, deciso per riportare il paese al passo con le grandi potenze mondiali dopo i secoli di isolamento dell’era Tokugawa.

L'Imperatore Mutsuhito (in seguito noto come Meiji) fotografato per la prima volta in abiti occidentali, 1873.
L’Imperatore Mutsuhito (in seguito noto come Meiji) fotografato per la prima volta in abiti occidentali, 1873.

Il Giappone si era affacciato sul periodo Meiji in uno stato di grande incertezza: l’obiettivo era quello  di creare una nazione forte, in grado di raggiungere e magari superare l’Occidente. Per poterlo fare, però, era essenziale che le grandi potenze prendessero il Giappone sul serio, in modo da abbandonare ogni eventuale progetto di colonizzazione e convincersi ad annullare gli umilianti trattati dell’ultimo periodo Tokugawa.

Tutto questo si traduceva in una progressiva modernizzazione che, a sua volta, avrebbe comportato un deciso processo di occidentalizzazione il quale a sua volta avrebbe profondamente modificato la strutturata società giapponese.

Tra le più importanti riforme dell’era Meiji vanno annoverate:

  • Nazionalizzazione della terra, con la sostituzione delle Prefetture ai vecchi domini feudali;
  • Creazione di una rete ferroviaria nazionale;
  • Abolizione del sistema delle classi e progressiva estinzione dei Samurai;
  • Occidentalizzazione della società (ad esempio con l’introduzione del calendario gregoriano nel 1873) e dell’economia, con l’accoglimento del Cristianesimo e dei capitali stranieri;
  • Utilizzo di consulenti occidentali, e “viaggi educativi” di membri del Governo e studiosi giapponesi all’estero (es. la “missione Iwakura” degli anni 1871-1873 negli stati Uniti ed in Europa).

Un importante episodio, in un certo modo emblematico della fine di un’epoca e dell’inizio di un’altra, fu quello della cosiddetta “ribellione di Satsuma”(1): la rivolta di un gruppo di ex samurai contro il governo Meiji tra il 29 gennaio e il 24 settembre 1877 (9 anni dopo l’inizio del periodo Meiji).

Il dominio di Satsuma (attuale prefettura di Kagoshima, e parte della prefettura di Miyazaki, nell’isola di Kyushu) era stato un feudo molto potente durante l’era Tokugawa ed aveva inizialmente appoggiato la restaurazione dell’imperatore; tuttavia con il tempo era subentrata una profonda insoddisfazione per il nuovo corso filo-occidentale.

L’abolizione della proprietà terriera e dei privilegi dei samurai (tra cui la perdita del diritto di portare apertamente una spada in pubblico) sembrarono un tradimento della dottrina del Sonno Joi (“riverire il Tenno ed espellere i barbari”, cioè i cristiani), che era stata usata come giustificazione per rovesciare lo shogunato.

Un samurai ribelle armato di katana e fucile, 1877
Un samurai durante la ribellione di Satsuma armato di katana e fucile, 1877

Takamori Saigo, samurai di Satsuma e membro del governo Meiji, preoccupato della deriva morale che a suo dire minava il neonato governo, fu un forte fautore della guerra di conquista contro la Corea e, quando il piano di invasione fu respinto, polemicamente abbandonò il governo e tornò a Kagoshima.

Qui Takamori fondò una accademia privata di samurai, dove veniva insegnato il bushido e veniva impartito un addestramento militare con il sostegno del governatore locale. Di fatto, nel 1876, Satsuma era una entità autonoma staccata dal governo centrale e controllata dalla casta dei samurai.

La notizia di quanto stava accadendo non poteva certo essere accolta benevolmente a Tokyo (nuovo nome di Edo, scelta come capitale unica del Giappone), specie dopo aver già affrontato altre rivolte locali di samurai nel Kyushu (rivolta di Saga del 1874, fomentata da Eto Shinpei, anche lui precedentemente sostenitore del governo, di cui avremo modo di parlare in seguito).

Lo scontro armato tra le parti fu inevitabile e si concluse con il totale annientamento delle forze di Satsuma da parte dell’esercito imperiale guidato dai generali Aritomo Yamagata e Hirobumi Ito.

Sedare la ribellione di Satsuma comportò un costo economico non indifferente per il governo, che fu costretto ad abbandonare il sistema aureo e a stampare moneta cartacea, inoltre segnò la fine definitiva della classe dei samurai, sconfitta dal nuovo esercito imperiale formato da coscritti di qualunque estrazione sociale; il giappone era entrato nella guerra moderna in cui l’equipaggiamento contava più del guerriero.

La nascita del sistema delle fonti del diritto in Giappone

Tra i vari aspetti da modificare e attualizzare per stare al passo con le potenze straniere c’era senz’altro anche quello del diritto e della applicazione del potere giudiziario; questo era fermo da secoli a concetti confuciani e ad una applicazione sommaria e spesso puramente soggettiva della giustizia, intesa come concessione del sovrano invece che come un sistema collettivo per regolare i rapporti tra cittadini.

Non essendo possibile modernizzare il diritto vigente (dove il testo di riferimento era ancora il Kujikata Osadamegaki del 1742), si decise di riscrivere tutto da zero prendendo i modelli già esistenti delle potenze occidentali, le quali negli anni precedenti avevano mostrato la loro superiorità sulla nazione Giappone, e con cui il paese doveva confrontarsi per prendere il proprio posto nello scacchiere internazionale.

La prima scelta da operare fu tra Common Law (2) dei paesi anglosassoni e Civil Law (3) di quelli continentali, con la preferenza per quest’ultima per motivi facilmente comprensibili.

In primo luogo perché il sistema dei precedenti del Common Law presupponeva una tradizione giuridica che il giappone non aveva (a meno di continuare ad utilizzare i principi dei ritsu-ryo inaccettabili per la cultura dei paesi cui il Giappone era stato costretto ad aprirsi commercialmente e che lo avrebbero lasciato in posizione di svantaggio).

In seconda battuta perchè il modello di Civil Law basato su di una codificazione scritta era, una volta entrato in vigore, più facile da imitare e da applicare per i funzionari. Fatta la prima e fondamentale scelta ideologica sul tipo di sistema codicistico era necessario individuare, tra gli esempi di Civil Law, quel più adatto ad essere trasposto nel paese.

Tra i vari modelli presi in esame, inizialmente venne preferito quello francese, anche alla luce del successo del Code Napoléon (4), e pertanto i primi testi normativi (Codice Penale nel 1880 e di Procedura Penale del 1882) vennero redatti con la collaborazione di un giurista francese, il Prof. Boissonade (5) e sul modello francese. La traduzione fu completata in 5 anni, con tutte le difficoltà del caso, dovute anche solo al trovare parole adatte ad esprimere concetti estranei alla cultura giapponese, come diritto soggettivo (kenri) e obbligazione giuridica (gimu).

Tuttavia anche grazie alla esperienza di studio acquisita in Europa da studiosi giapponesi inviati appositamente, ben presto ci si rese conto che non esisteva un solo modello “ideale”, ma che sarebbe stato più utile attingere a diverse fonti codicistiche scegliendo volta per volta la soluzione più consona alla civiltà giapponese.

Mitsukuri Rinshō (1846-1897) autore delle traduzioni kenri (diritto soggettivo), gimu (obbligazione giuridica) e minshu (sovranità popolare, democrazia) diventerà in seguito uno dei principali giuristi del periodo Meiji.
Mitsukuri Rinshō (1846-1897) autore delle traduzioni kenri (diritto soggettivo), gimu (obbligazione giuridica) e minshu (sovranità popolare, democrazia) diventerà in seguito uno dei principali giuristi del periodo Meiji.

La maggiore consapevolezza del neonato ceto di giuristi giapponesi rese più critico l’approccio verso l’adozione incondizionata dei modelli stranieri. L’iniziale fase di contingenza, in cui l’intento di adeguare il sistema nazionale a quello dei più evoluti Paesi occidentali sembrava la priorità assoluta, esemplificata dal famoso ordine che Eto Shinpei (6) dette a Mitsukuri Rinsho (7) “traduci velocemente senza badare agli errori”, lasciò posto ad una fase di riflessione più attenta, tesa a non snaturare le peculiarità della cultura giapponese imponendo modelli ideologicamente così diversi.

In particolare, ci si rivolse all’area germanica, grazie anche all’assistenza di un consulente tedesco, il prof. Roesler (8): nacquero così il Codice di Procedura Civile (1890) e il Codice del Commercio (che entrò pienamente in vigore solo nel 1899).

In questa fase prese vita un dibattito politico e intellettuale noto come “disputa delle codificazioni”, a seguito del quale il Codice Civile inizialmente preparato da Boissonade, e di cui alcuni libri erano già entrati in vigore, venne ritirato per aggiornarlo secondo le esigenze della cultura nipponica, principalmente con riferimento al diritto di famiglia ed a quello delle successioni.

La redazione del Codice Civile venne così affidata ad una commissione di tre esperti giapponesi, i quali adottarono la struttura dei lavori preparatori del Codice Civile tedesco (Il BGB, Burgerliches Gesetzbuch che fu ultimato nel 1896 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1900 per desiderio dell’Imperatore in persona) e si ispirarono a vari modelli per il contenuto (in particolare tedesco e francese) (9), cercando nel contempo di mantenere elementi autenticamente giapponesi nelle materie più vicine alla tradizione (e cioè, come detto sopra, famiglia e successioni).

Il Codice Civile, adottato e fatto entrare in vigore nel 1898, è stato quindi realizzato principalmente sulla base del codice civile tedesco, ma tenendo conto anche delle altre realtà dei paesi europei.

Esso era diviso in cinque parti: parte generale, diritti reali, obbligazioni, famiglia, successioni.

Questo codice è tuttora in vigore, seppur più volte integrato e modificato da leggi speciali.

Per quanto attiene al diritto costituzionale, già nei primi anni dell’epoca Meiji era stata accettata l’idea di dotare il Paese di una Costituzione; tuttavia il passo decisivo fu compiuto con rescritto imperiale del 1881, per mezzo del quale l’Imperatore si impegnava a “donare” una Carta Costituzionale ai propri sudditi entro il 1890.

Il modello di ispirazione prescelto fu quello prussiano, dal momento che nella Prussia il Giappone trovava alcune somiglianze con sé stesso per quanto riguarda l’idea paternalistico-autoritaria dello Stato, in cui il sovrano era posto al vertice della Nazione.

Inoltre la Prussia era da poco uscita da una transizione da paese agricolo a potenza industriale, ed anche in questo il Giappone ci si riconosceva. Rimaneva tuttavia una profonda differenza tra la figura del Kaiser e quella dell’Imperatore: nessun sovrano occidentale rivestiva infatti lo stesso ruolo divino né era investito della stessa valenza sacrale e mistica del Tenno dell’Impero Giapponese.

Pur con questa fondamentale differenza, il modello prussiano pareva comunque quello più affine alla mentalità nipponica e venne seguito per la redazione della Costituzione del 1889 (la cosiddetta Costituzione Meiji).

Emissione della Costituzione giapponese da un ukiyo-e di Adachi Ginkō, 1889
Emissione della Costituzione giapponese da un ukiyo-e di Adachi Ginkō, 1889

Si trattava di una tipica costituzione ottocentesca, “concessa dall’alto” (come ad esempio lo Statuto Albertino del 1848): la Costituzione del 1889 era considerata una sorta di benevolo dono del sovrano ai propri sudditi.

I principi della divisione dei poteri non erano rispettati e le funzioni primarie dello Stato erano perlopiù concentrate in capo all’Imperatore, detentore esclusivo dei poteri legislativo ed esecutivo.

Esistevano un Parlamento bicamerale (con una Camera dei nobili ed una ad elezione con suffragio ristretto sulla base del censo) ed un Consiglio di Gabinetto: questi organi avevano funzione consultiva per l’Imperatore.

Nel Preambolo della Costituzione Meiji viene celebrata la dinastia imperiale, che regna sul Giappone in quanto discendenza diretta dei Sacri Avi, ascesi al trono da una linea di successione ininterrotta da ere immemorabili. (qui il testo completo: https://it.wikiversity.org/wiki/Costituzione_del_Giappone_del_1889 ).

All’alba del 1900, queste rappresentavano il sistema delle fonti del diritto giapponese giunto fino a noi: al vertice la Costituzione e sotto di essa le leggi (con ovvia preminenza per i cinque codici, civile, penale, le due procedure e commerciale).

I Codici Penale (1908), di Procedura Penale (1922) e di Procedura Civile(1929) furono modificati in base al modello tedesco, mentre il Codice Commerciale subì modifiche e aggiornamenti nel 1911 e nel 1938.

I contenuti dei testi ottocenteschi sono, come ovvio, profondamente mutati nel corso degli anni: ad esempio le parti del Codice Civile relative a famiglia e successioni (quelle più profondamente nipponiche) sono state riviste dopo la seconda guerra mondiale, sotto la preponderante influenza degli Stati Uniti, ed un nuovo Codice di Procedura Civile è entrato in vigore nel 1998.

Accanto alle fonti codicistiche, come avviene nella maggior parte degli ordinamenti, trovano spazio leggi speciali che disciplinano molte materie specifiche, quali le leggi in materia di proprietà industriale e intellettuale, il diritto del lavoro, e le normative sul diritto bancario e sulla concorrenza (fortemente influenzate dal diritto statunitense).

Ad ogni modo, il testo promulgato nel periodo Meiji che ha subito lo stravolgimento più radicale è proprio quello gerarchicamente più importante cioè la Costituzione del Giappone, entrata in vigore nel 1947 durante l’occupazione americana del paese e tuttora in forza nella sua forma originaria.

Dopo una lentissima evoluzione durata secoli (dai ritsu-ryu allo shogunato) in cui l’influenza del confucianesimo la faceva da padrone, e dopo la brusca accelerazione del periodo Meiji, segnata dalle grandi esperienze codicistiche europee, il diritto giapponese entrava nell’era della democratizzazione forzata imposta dagli USA.

Ryoga

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NOTE

1- Rivolta di Satsuma (29 gennaio-24 settembre 1877), rivolta di ex samurai contro il processo di occidentalizzazione del Paese, narrata in modo molto romanzato nel film “l’ultimo Samurai”

2-Il common law  si basa, contrariamente al civil law, sulle decisioni dei giudici. Il caso concreto è il punto di riferimento, e le sentenze hanno natura vincolante per quanto riguarda i futuri casi a venire: è il principio del cosiddetto stare decisis, secondo cui ciò che vincola il giudice sono i precedenti giudiziari in materia, ovvero le sentenze. Sono quindi meno rilevanti il diritto scritto e la normazione legislativa, che assumono di conseguenza un ruolo secondario.

3- Questo modello riconosce il ruolo preminente della legge nel guidare le decisioni della magistratura, che deve attenersi al rispetto della normativa vigente nell’ordinamento ed applicarla al caso concreto: la fonte primaria del diritto è pertanto la legge.

4- Il Codice Napoleonico (detto anche Codice Civile), promulgato il 21 marzo 1804 è il codice civile attualmente in vigore in Francia ed è uno dei più celebri codici civili del mondo, così chiamato perché voluto da Napoleone Bonaparte.

5- Gustave Émile Boissonade de Fontarabie (7 June 1825 – 27 June 1910) fu un docente di diritto, invitato in giappone a collaborare alla stesura del nuovo sistema codicistico nipponico. Rimase in Giappone per 21 e fu insignito col secondo livello dell’Ordine del Sol Levante e tutt’oggi è riconosciuto come uno dei padri fondatori del diritto giapponese. https://en.wikipedia.org/wiki/Gustave_Boissonade

6-Etō Shinpei (江藤 新平, March 18, 1834 – April 13, 1874), fu Ministro della Giustizia e si occupò della redazione del primo codice penale giapponese. https://en.wikipedia.org/wiki/Et%C5%8D_Shinpei

7- Baron Mitsukuri Rinshō (箕作麟祥, September 19, 1846 – November 29, 1897), ebbe un ruolo nel governo Meiji come traduttore e in particolare nei rapporti con i consulenti francesi, in particolare col professor Boissonade. https://en.wikipedia.org/wiki/Mitsukuri_Rinsho

8- Professor Herman Roesler, precedentemente professore all’università di Rostock, fu autore del primo Codice Commerciale giapponese e collaborò alla stesura della Costituzione Meiji

9- La grande differenza tra la scuola francese e quella tedesca è che nel diritto francese il giudice è concepito per essere Bouche de Loi, la “bocca della legge” che deve essere chiara nella casistica e comprensibile a tutti, mentre il magistrato si limita ad applicarla, mentre la codicistica tedesca è più astratta e tecnica, e si richiede all’operatore un lavoro di interpretazione della norma, che nella sua terminologia può applicarsi a svariate fattispecie)

BIBLIOGRAFIA:

Renè David, Camille Jauffret-Spinosi: I grandi sistemi giuridici contemporanei

Kenneth G. Shandall: Storia del Giappone

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